Quando la regola crea ingiustizia

Questo aricolo doveva essere pubblicato in rete giorni indietro immediatamente dopo l’epilogo di gara 6 finali IBL. 

Gli episodi che hanno colpito la sensibilità di tutti ci avevano fatto decidere di non pubblicarlo nell’immediato.

L’argomento si potrebbe pensare essere superato, lo proponiamo propositivamente augurando che il futuro tenga conto degli errori del presente.

 4.0 mini

 

La stupefacente gara 6 della finale di IBL è l’epilogo di un campionato disastroso disputato da solo 7 squadre, con una scarsissima presenza di pubblico, nella quasi totale assenza sulla stampa sportiva.

È imploso il sistema! Ciascuno faccia le sue valutazioni, ma alla base di tutto c’è l’incapacità di chi lo dirige senza anima e accecato sempre più da chimere internazionali, nel completo dispregio della infinita bellezza che il gioco esprime. Se non lo si capisce basta chiedere ad un ragazzino cosa prova nel lanciare e prendere una pallina, nel batterla e nel correre alla base.

Ieri (Domenica ndr) un signore italo-americano, mi ha detto che il baseball è lo Zen sulla terra, è il passato, il presente e il futuro. Io ho aggiunto solo che la forza di questo sport sta nella sua semplicità, nel suo slow play, nella dinamicità dell’incrocio di traiettorie generate da un lancio, una battuta, un tiro, una corsa, nella fantasia del singolo giocatore e nell’armonica strategia della squadra. 

James, questo è il suo nome, ha detto che se lo capisci allora lo ami e ti conquista per tutta la vita.

Noi apparteniamo a questo mondo e non possiamo accettare che il campionato della massima serie italiana si concluda con una partita di solo 6 inning, durata più di sei ore con una pausaall’inizio del 5° inning, con due out, a causa della pioggia. Ripresa dopo un’ora e mezza e definitivamente conclusa, sempre per pioggia al 6° inning. 

Il sistema ha guardato alle regole decretando la partita valida a tutti gli effetti, fissandone il punteggio sul 2 a 0 per la Fortitudo Bologna che così si è aggiudicato il suo 10° scudetto, mentre il Rimini Baseball non saprà mai se nei tre inning non giocati, poteva ribaltare il risultato. Un commentatore, durante la cronaca della partita, affermava che una finale deve essere giocata su nove inning.

Ma la regola è la regola e purtroppo le regole vanno fatte rispettare sempre. Così gli arbitri prima hanno concesso una pausa di 1 ora e mezza per ripristinare il campo e poi hanno ripreso la gara, concludendola alle due di notte. Mi chiedo perché non sia stata concessa ancora una pausa di 1 ora e mezza o di più tempo per risistemare il campo? 

È una provocazione, scusatemi, quello che mi lascia perplesso è che mentre più di trenta persone lavoravano per ripristinare il campo sul 2 a 0 per la Fortitudo consentendo il proseguo della partita, al 6° inning quelle trenta persone non c’erano e forse era finita anche la terra rossa…

La responsabilità di questo disastro è collettiva ed è frutto della furba convenienza, è importante solo vincere, non come vincere, è importante finire il campionato, non come finirlo.

Questo modo di fare non mi piace, non fa parte del baseball che amo.

Agli arbitri, da arbitro, dico solo che sono parte integrante del gioco e sono una squadra. Tutti, giocatori, manager, spettatori aspettano le loro decisioni, i loro giudizi, accettandoli o contestandoli, ma il gioco, la sua essenza viva, impone l’arbitro, accettandone i suoi umani errori. 

Nella decisione presa nella finale, gli arbitri non erano parte integrante del gioco, erano dei freddi e bagnati giudici che hanno voluto assumersi la responsabilità della decisione, quando sarebbe stato meglio condividerne la responsabilità con le società e con chi, degli organi federali, era presente.  

Mi potete dire che bisognava essere lì per capire, è vero io non c’ero, ma chi c’era ha ferito la dignità di un gioco che molti amano e che non meritava affatto questa conclusione.

Roberto Marchi  # 39

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