Quaderni di Baseball e Softball di Enzo Bissa (Relatore alla X convention 1995)

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Riceviamo dal professor Enzo Bissa

Docente di Educazione Fisica presso la scuola media superiore; precedentemente ha lavorato 15 anni nella scuola media inferiore. 11 anni fa ha fon- dato una società, la Polisportiva Quartiere Praissola, dove l’attività preminente è il baseball, oltre al softball e da 3 anni anche il calcio. Da allora svolge il suo lavoro di tecnico, oltre che di dirigente, in questa società. Ha promosso, finchè è stato possibile, l’attività dei Giochi della Gioventù, sia nel baseball che nel softball; nel 1987 la sua squadra di baseball si è classificata al            II° posto nazionale. Sempre nel 1994, la squadra C2 di baseball, sempre da lui allenata, è stata promossa in Cl. Negli ultimi 4 anni 5 suoi atleti fra Juniores e ragazzi sono entrati nelle varie nazionali F.I.B.S.. Tecnico di 1 livello, è stato Presidente del C.N.T. Veneto e Presidente del C.N.T. provinciale.

SVILUPPO PSICOFISICO DEI BAMBINI

Da 20 e più anni opero come insegnate di Ed. Fisica nella scuola e da 15 interesso al baseball, prima con un approccio ludico, poi agonistico; ne fatto motivo di ricerca e sperimentazione, sia con le categorie giovanili che superiori.

La maggiore difficoltà che ho riscontrato è stata l’assoluta mancanza punti di riferimento per una programmazione specifica, sia evolutiva che condizionale, soprattutto  per le categorie giovanili. La prima idea è stata quindi di collegarmi con i C.A.S. del C.O.N.I. e usufruendo della mia professionalità ed esperienza personale come ex atleta di atletica (settore lanci) ho impostato, non senza difficoltà, una programmazione mirata per il baseball che, soprattutto dai 10 anni in poi, dia una caratteristica specialistica.

Nel centro che dirigo si lavora fin dagli 8 anni anche per le qualità condizionali e tecnico-motorie, con un giusto equilibrio tra resistenza, forza-rapida, potenza, elasticità, destrezza ed inoltre fantasia e creatività. I risultati conseguiti finora ci danno ragione: 5 nostri ragazzi sono nelle varie nazionali e la percentuale infortunistica è ridotta a zero.

Come avviene lo sviluppo psicofisico in un bambino? A che età è giusto incominciare? Come si procede e con quali carichi? Quali sono i maggiori inconvenienti?

Il bambino già dalla nascita e ancor prima manifesta la naturale pro- pensione al movimento; il suo problema è l’organizzazione psicomotoria. L’evoluzione psicofisica in un bambino avviene per cicli (cicli sinaptici). Possiamo paragonare queste fasi con lo sviluppo di un programma da data- base per computer: più dati vengono inseriti e varianti organizzate, migliori e più adeguate saranno le risposte e il lavoro. Unica differenza (ma che differenza!): nel bambino le fasi di programmazione sono ben definite nel tempo e non più ripetibili. Il lavoro base, consigliabile dai 6 anni in poi, è un programma multimediale che formi una base di conoscenze motorie le più varie. La precoce specializzazione è deleteria sotto tutti gli aspetti, quindi attività sportive, le più varie e sempre sotto forma di gioco dove il confronto con se stessi, non la vittoria, sia termine di paragone. E’ con queste premesse che, nel centro che dirigo, attuiamo la programmazione di un macrociclo a lungo termine (triennale 6/8 anni), che dà inizio, attraverso le esperienze motorie più varie (giochi sportivi di tutti i tipi), alla strutturazione di un programma di base che determini un equilibrato sviluppo psicomotorio. Il secondo macrociclo è quadriennale e prevede l’aumento, in percentuale, della componente tecnica specifica ma non univoca; l’addestramento ad altri sport nel periodo autunno-inverno è basilare (palla- canestro, pallamano, etc.) e notevole importanza ha un lavoro ambivalente. Quando la strutturazione dello schema corporeo e il processo di lateralizzazione è definito (12/13 anni) si passa alla fase dei macrocicli biennali. La programmazione, oltreché essere tecnica, in questo caso diventa soprattutto condizionale.

Come apprende un bambino e che programma si può attuare?

Le fasi cicliche di apprendimento hanno delle cadenze ben precise e la mec- canica dell’apprendimento passa attraverso 3 momenti basilari: gnosia, prassi a, fasia. Cosa significa? Significa che prima si conosce un processo motorio, poi con la ripetizione diventa una prassia (gesto condizionato involontario) quindi l’applicazione di queste due fasi, in carenza di ansia, sviluppano la fasia che è la fantasia e la creatività nel gioco, la fase più elevata. Tenendo conto di quanto prima detto ora traduciamo in termini pratici l’organizzazione del programma.

Il macrociclo triennale (6/8 anni) non fa riferimento a nessuna qualità sportiva in particolare. Il primo anno è così suddiviso: 80% destrezza e rapidità, 20% resistenza. Il secondo anno: 60% destrezza e rapidità, 30% resistenza, 10% tecnica condizionale.                Il terzo anno: 50% destrezza e rapidità, 20% resistenza, 20% velocità, 10% tecnica condizionale.

La programmazione quadriennale successiva (9/12 anni) è la più impegnativa dal punto di vista della programmazione, poiché inizia la fase agonistica.Il macrociclo annuale è suddiviso in mesocicli mensili e microcicli settimanali. Il programma inizia a ottobre e termina a settembre con un periodo di sospensione che coincide con le vacanze dei ragazzi, comunque agosto. · Il primo mesociclo è dedicato, senza troppe diversificazioni nei microcicli, alla resistenza-destrezza (50%) ed alla rapidità-elasticità (30%), tecnica generica (20%). • Il secondo e terzo mesociclo: 30% resistenza e destrezza, 40% rapidità e forza, 30% tecnica generale, con qualche variante nei microcicli settimanali di tecnica specifica (soprattutto nelle settimane di recupero). Grande importanza riveste un buon lavoro di allungamento (stretching) in tutte le fasi di programmazione. · Il quarto e quinto mesociclo: 20% di destrezza e resistenza, 50% velo- città, 30% tecnica specifica condizionale.

Il mesociclo di marzo coincide con uscite al campo; viene aumentata la percentuale condizionale tecnica al 50%, velocità ed elasticità al 30%, resistenza e destrezza al 20%. Di tutto questo naturalmente il bambino non si rende conto: per lui è e deve essere sempre un gioco!!

Nel periodo che segue, negli allenamenti si privilegia l’attività Iudica specifi- ca (80%) che diventa condizionale (anche mentale) e 20% tecnica speciale; qualche richiamo nei microcicli settimanali alla destrezza e alla resistenza vegetativa (con giochi appropriati). Tutto il periodo agonistico è quindi dedica- to al gioco ed al miglioramento della tattica, al contenimento dell’ansia nelle situazioni di gara, che solo giocando si possono educare e migliorare.

Il secondo macrociclo annuale ha le stesse caratteristiche del precedente, naturalmente le variazioni del caso sono opportune se la situazione parti- colare lo richiede.

•  Il terzo è pressappoco uguale al precedente con l’aumento delle capacità condizionali speciali del 20%. Naturalmente queste modifiche vengono determinate dai test di verifica sia condizionali che tecnici, opportunamente calibrati. Nell’ultimo del macrociclo quadriennale l’aumento delle quantità condizionali specifiche passa al 40% tenendo presente che i ragazzi già giocano,

in alcuni casi, nella categoria, superiore. E’ bene ricordare che tutto ciò deve considerare i processi di crescita (po derali e staturali) che avvengono nel frattempo nel bambino. La variazio delle leve di movimento e le esigenze psicologiche non sono trascurabili a questa età. Nei periodi successivi la programmazione si diversifica ulteri – mente soprattutto sul piano condizionale, fino a diventare prepondera e verso i 16 anni; in questo caso i macrocicli saranno al massimo biennali, mesocicli più mirati e i microcicli più diversificati. Il tempo limitato non per- mette approfondimenti sui temi trattati che però possono e devono esse considerati magari in corsi di aggiornamento specifici. Una recente esperienza con la Nazionale, in qualità di osservatore alle pr tecnico-atletiche, somministrate dal centro di medicina dello sport e C.O.N.I. mi ha convinto che ci sono ancora ampi margini di migliorame anche a questi livelli.

ORA VEDIAMO COME VIVE IL BAMBINO L’ATTIVITÀ SPORTIVA. LO SPORT E LO STRESS DEL BAMBINO

Da un esperimento fatto negli U.S.A. da Dale Hanson sui giocatori di base- ball della little league è risultato che i ragazzi: · prima della partita avevano in media una frequenza cardiaca di 95 b.

• durante il gioco 127 b.m.,

• alla battuta 167 b.m.,

· a fine partita 100 b.m.

Nel baseball le frequenze variano notevolmente a seconda anche delle situazioni, in alcuni momenti 204 in altri 145.

Julie Simon ha confrontato gli stadi ansiosi dei ragazzi frequentanti 7 attività sportive diverse (baseball, football, hokey, pallacanestro, nuoto, ginnastica  art. e lotta). I risultati sono stati che gli sport individuali presentano scala di valori superiore che nei giochi di squadra. Gli autori non concordano tuttavia sulle interpretazioni dei dati: per uno 167 b.m. e 19,5 (misurazione media dell’ansia con scala valore da 10 a 30) non era sintomo eccessivo di stress; per l’altro il contrario. (S.d.S. anno 12 numero 28-29). Gli autori concordano però nel ritenere>l’attività sportiva giovanile più stres- sante e pericolosa per gli allenatori che per i bambini.

LO STRESS DELL’ALLENATORE

L’attività per allenatori in stress si trasforma in ulcere gastriche, calcoli rena- li, ipertensioni ed anche arresti cardiaci. In un esperimento su un allenatore prima della partita quindi a riposo, questi aveva 58 battiti, ad inizio partita 136, durante 122/180 media 141, “molto per un soggetto che non sta svolgendo un lavoro fisico”: (SdS 12/28-29).

Lo stress tra allenatore e giocatore non è inversamente proiporzionale ma al contrario; se lo sport è troppo stressante per i bambini non lo è di meno per gli allenatori: oppure se non lo è per gli allenatori non lo è nemmeno per i bambini. Ogni allenatore, ma anche arbitro, dovrebbe imparare ad usare l’empatia (abilità nel capire le emozioni di un’altra persona) un requisito indi- spensabile per allenare. Il bambino cerca sempre le lodi da chi rispetta e ne teme le disapprovazioni. Quanti allenatori genitori o dirigenti sono i peggiori nemici dei propri ragazzi, il più delle volte inconsciamente, bloccano le loro qualità con aspettatve esagerate ed ansie inutili.

QUAL’E’ L’OBIETTIVO DEL BAMBINO NEL GIOCO?

Realizzare le proprie potenzialità in un confronto con i coetanei.

QUAL’E’ QUELLO DI UN CATTIVO ALLENATORE?

Solo la vittoria, l’obiettivo vittoria è motivo di stress per i bambini perché non dipendente (nei giochi di squadra) dalle sue capacità, ma da altre cause che egli non può dominare (arbitro, fortuna, compagni di squadra scadenti, etc ..). Un buon allenatore ha come obiettivo il miglioramento personale del bambino che poi può diventare anche vittoria, se ben programmata. Un minimo di , tensione e di incertezza però nell’attività sportiva si deve avere se si vuole che sia interessante. Non si può codificare a che livello lo stress sia o no dannoso, poiché per alcuni può essere poco per altri troppo. L’allenatore quindi per quanto riguarda il bambino deve mirare al giusto sviluppo psicofsico, al suo divertimento, ai rapporti sociali e non solo alla vittoria; così i motivi di stress da gioco si possono trasformare in scuola di vita e quindi positivi.

Se invece, come avviene a causa dei mass media, il successo sporti- vo determina il valore della persona, ogni volta che gareggia il rischio per il bambino aumenta!! Concludo questo mio intervento ringraziando per l’ospitalità accordatami ed augurando a tutti i presenti un buono e proficuo lavoro.

 

Professor Enzo Bissa

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