La saggezza di Fedro

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Le_rane_chiedono_un_re

 

Durante la tirannia ad Atene di Pisistrato, il popolo è affranto e senza speranza, così il celebre Esopo decide di raccontare agli ateniesi una favola.

In uno stagno vivevano molte rane che conducevano la vita più sfrenata senza che tra loro vi fosse il minimo comportamentoetico e ordinato. Così un giorno decisero di chiedere al sommo Giove un re. Questi, beffandosi di loro, mandò come re una piccola trave di legno nello stagno per verificare come reagissero le rane, le quali, infatti, in breve tempo insozzarono tutto il bastoncino.

Considerato il loro primo re inadatto, le rane chiesero al Giove un altro despota e questi per punizione mandò nello stagno un serpente, che fece strage di molti ranocchi. Affrante le rane ripensarono nuovamente di mandare un’altra ambasceria a Giove, questa volta per mano del figlio Mercurio, ma il Padre degli Dei disse loro che non avendo essi sopportato il bene (la trave) ora patiranno quel male (il serpente).

E così Esopo ripete questa morale agli ateniesi, che hanno permesso a un tiranno di governare la città, avvertendoli che in fondo poteva capitar loro un politico peggiore.

 

Le rane chiedono un re

“Le rane, che vagavano libere nelle paludi, chiesero con grande clamore un re a Giove,

che frenasse con la forza i costumi dissoluti. Il padre degli dei rise e diede loro un piccolo bastone, che, lanciato, per l’improvviso movimento e suono del guado spaventò la pavida specie.

Poiché queste giacevano da tempo immerse nel fango, casualmente una silenziosamente fa capolino dallo stagno, e, ispezionato il re, chiama tutte quante.

Quelle, lasciata ogni paura, nuotano a gara verso il re, e una massa sfacciata salta sopra il bastoncino.

Avendolo disonorato con ogni insulto, inviarono a Giove delle rane per chiedergli di un altro re, in quanto quello che era stato dato loro era inutile.

Allora inviò loro un serpente d’acqua che con dente spietato iniziò ad afferrarle ad una ad una. Incapaci di difendersi, tentano invano di sfuggire alla morte, la paura toglie la parola.

Allora di nascosto affidano a Mercurio un’ambasceria presso Giove, perché soccorra le afflitte. Allora il dio in risposta:

“Poiché non avete voluto conservare la vostra fortuna,” disse

“sopportate fino alla fine la disgrazia!”

Anche voi, o concittadini”, disse,

“sopportate questo male, affinché non giunga una disgrazia maggiore”.

 
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