From MyBaseball (l’isola che non c’é by Tonino Micheli)

 

http://mybaseball.altervista.org/blog/lisola-che-non-ce-di-tonino-micheli/

Avevamo bisogno di una bella favola, e così hanno iniziato a raccontarcela nel 2002. Invece di raccontarci quella dello scrittore scozzese JM Barrie ci hanno raccontato quella di Riccardo Fraccari, naturalmente nel ruolo di principale interprete. Facendo un parallelo con “L’isola che non c’è” non vedo Fraccari come Capitan Uncino, piuttosto che Peter Pan o Spugna, ma lo identifico nel coccodrillo che si è mangiato la sveglia e che la fa sentire quando si avvicina alla nave di Capitan Uncino, quel capitano a cui il coccodrillo ha mangiato la mano.

E nel nostro piccolo mondo non faccio fatica a trovare tanti Capitan Uncino che si sono visti divorare la mano. Penso proprio che la malattia dilagante dei dirigenti dei nostri sport sia proprio questa sveglia che ogni tanto si fa sentire e nessuno riesce a fermare. Ci hanno raccontato tante di quelle magie che sono addirittura più grosse di quell’isola dove non si cresce mai e si resta bambini. Ricordate le promesse di Fraccari? L’illusione di diventare una Grande Lega che illuse il 91% degli elettori in quel di Bellaria, dove c’era un gruppo di temerari che spergiurava il contrario ma che è stato messo in disparte come se avesse la lebbra o stesse delirando. Il planning finanziario che prevedeva una media di 900 spettatori a partita ed il break even dopo un periodo di 5 anni. Società in grado di autofinanziarsi e di creare utili, dollari in arrivo dalla Major League Baseball che avrebbe investito sul nostro baseball. Oggi siamo arrivati più o meno a 200 società aventi diritto di voto e mi piacerebbe sapere per filo e per segno che tipo di attività agonistica svolgono realmente. Questi sono i risultati delle continua fantasie fraccariane e di queste invenzioni che hanno trovato spazio soltanto sulla carta e nelle belle parole, illudendo la gente di essere immersa nella gioia di un progresso che mai ci sarà. E’ bellissimo vivere nei sogni, ma ogni tanto bisogna anche risvegliarsi. Noi siamo abituati ad essere realisti e pragmatici e non riusciamo a volare come faceva Peter Pan. Ci abbiamo voluto provare utilizzando la polvere magica, ma abbiamo capito subito che la realtà è diversa. Altri hanno provato a volare, molti sono spariti, qualcuno gioca ancora, con qualche aiutino personalizzato tipo le tasse gara abbuonate per esempio. In questa isola che non c’è vive alla grande l’Accademia, zona speciale dove veramente non si invecchia mai, ma dove le voci si spesa incidono sul bilancio per circa 6-700 mila euro all’anno. A che è servita? Se lo chiedo a Schiroli inizia a farmi l’elenco dei ragazzi che sono stati firmati per le franchigie americane, però non mi fornisce l’elenco di tutti quelli che sono tornati indietro. Paradossalmente, se il baseball italiano avesse deciso di aiutare 20 giocatori su base annua ad andare nei college americani a studiare, imparare la lingua e giocare a baseball sotto l’egida di tecnici professionisti preparati e non improvvisati, probabilmente qualche risultato migliore si sarebbe evidenziato, con il vantaggio di spendere la metà dei soldi investiti nell’Accademia di Tirrenia e liberare risorse economiche importanti magari da destinare ai comitati regionali per sviluppare l’attività giovanile, visto e considerato che i comitati stanno tutti con le pezze sul sedere e non riescono a garantire la partecipazione a quei due o tra appuntamenti annuali. In buna sostanza l’isola che non c’è la troviamo soltanto in Italia, dove il tempo si è fermato ed i protagonisti non crescono mai e restano bambini proprio come Peter Pan. Ripeto, noi siamo realisti, ma a volte ci chiediamo per chi lo siamo, per chi lo facciamo. Siamo seguiti? Abbiamo ancora credito? Mi rendo conto che oggi, dopo la decisione di togliere spazio a chi utilizzava i nickname, è difficile scrivere su MyBaseball. Questione di cultura, di un malvezzo tipico di certe persone che insistono nel nascondersi quando non c’è ragione di mascherarsi. Le società italiane sono ahimè rimaste per la maggior parte giovani e continuano a lavorare di fantasia: hanno paura della sveglia o hanno paura del coccodrillo?

Tonino Micheli                

Non c’è che dire: Tonino ha cultura, conoscenza e fantasia tale per cui sa coinvolgere i lettori con articoli accattivanti e molto divertenti che si leggono tutti d’un fiato e che mettono in evidenza la cruda realtà del momento. Chapeau

 

Non possiamo non condividere, ecco il nostro commento


Tutto vero Tonino, bella similitutine; Capitan Uncino era un perdente, aveva paura del coccodrillo che aveva mangiato la sua mano ed suo orologio, viveva sognando vendetta ma ogni volta scappava dalla paura;

Ora tutti  noi per una volta, questa volta non dobbiamo avere paura del coccodrillo, dobbiamo tutti insieme prendere per mano la situazione e radicalmente cambiarla, cambiarla nella mentalità oltre che nel metodo. Occorre coraggio, coraggio nel radicale cambiamento, puó forse spaventare, ma solo perché non si conosce cosa ci puo essere dietro all’angolo e non perche si rischia di replicare qualche cosa di vecchio ed obsoleto, notoriamente fallimentare. 

Chi oggi si propone in alternativa si propone con idee del passato, trasparenza, coerenza sono le loro parole d’ordine, (promesse gia sentite) ma il diverso non viene dalle persone, ma viene dalle idee; ancora una volta tutto rimane concentrato sul IO o al massimo NOI, ma quale sarebbe la differenza rispetto agli altri?

E se invece ri-cominciassimo dall’inizio? Anziche nomi e cognomi con programmi semplicemente pre-elettorali populisti e semplicistici, perché non provare a rispondere al quesito di “quale sarebbe la prima cosa da fare all’indomani dalle elezioni” nessuno ha ancora fatto la domanda come nessun candidato ha mai dato risposta. LaCremona non é nata per voler governare, ma é nata, nonostante le critiche, per voler condividere il suo obiettivo o ancora meglio le sue idee, idee completamente “diverse” e non negli uomini, ma nell’utiizzo di sistemi diversi; quando il movimento avrà capito e condiviso un progetto potremmo mettere in un cappello qualsiasi nome di presidente sicuri che il percorso e l’obbiettivo sarà certo ed io oltre ad averne la consapevolezza ne ho la piena certezza. Per una volta anziché stare dalla parte delle Giubbe Rosse o Esercito Nordista proviamo a stare dalla parte degli indiani, i bisonti, le nostre riserve facciamo in modo una volta di proteggerle.

A.Antolini 4.0 mini


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